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Affidamento super esclusivo: applicabilità e limiti

aprile 5, 2018 Matrimonio 0 Comment

In tema di responsabilità genitoriale, il Decreto Legislativo n. 154 del 2013 ha introdotto fra i regimi ordinari di affidamento condiviso ed affidamento esclusivo il regime dell’affidamento super esclusivo.
Infatti, con l’introduzione dell’art. 337 quater c.c. ha affermato la derogabilità giudiziaria del regime di affidamento esclusivo che, di regola, lascia comunque in capo al genitore non affidatario la possibilità di adottare, insieme al genitore affidatario, le decisioni di maggiore importanza per la prole.
L’inciso sul quale la giurisprudenza ha fatto leva per elaborare la figura del c.d. affidamento super esclusivo è il “salvo che non sia diversamente stabilito”, inserito prima della disposizione per cui “le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori”.
Tale clausola permette al genitore affidatario di adottare, di fatto, tutte le decisioni inerenti al minore che gli è stato affidato, senza la consultazione, né il consenso, dell’altro genitore
E’, tuttavia, necessario chiarire che tale regime non priva del tutto il genitore non affidatario della propria responsabilità genitoriale e deve sottolinearsi che il giudice, nel determinare il regime di affidamento, deve necessariamente tener conto del preminente interesse del minore.
Dalla giurisprudenza in tema di affidamento, si evince come la deroga prevista dall’art. 337 quater c.c. sia – e debba essere – da riservare ad ipotesi super residuali, caratterizzate dalla impossibilità di assicurare il diritto alla bigenitorialità al minore.
Un esempio significativo è rappresentato dal caso di cui si è occupato il Tribunale di Milano con l’ordinanza del 20 marzo 2014: il padre del minore, risultato totalmente inidoneo a rivestire la figura genitoriale, viveva in uno stato estero, si era disinteressato sia del figlio che delle vicende giudiziarie che lo vedevano coinvolto e aveva, per di più, utilizzato il minore come argomento di ritorsione nei confronti della moglie.
Inoltre, lo stesso si era reso responsabile di diversi episodi di violenza nei confronti della madre del minore e aveva lasciato in capo alla stessa ogni incombenza economica inerente il mantenimento del figlio di un anno.
Il Tribunale di Milano ha precisato, in più punti dell’ordinanza, che tale regime non è idoneo a far venir meno la responsabilità genitoriale e che è comunque onere del genitore non affidatario quello di mantenere il figlio. Il giudice estensore ha precisato, inoltre, che non era stato disposto un regime di visita fra i due per l’assenza del padre e dunque per l’impossibilità di stabilire un idoneo e concertato calendario di incontri, lasciando intendere che anche un regime così stringente, quale quello del super esclusivo, lascia inalterato il
diritto di visita.
Il genitore che “subisce” l’affidamento super esclusivo ha in ogni caso il diritto e il dovere di vigilare sull’educazione e sull’istruzione del figlio. La vigilanza sull’istruzione e l’educazione, infatti, viene espressamente qualificata non solo come diritto ma anche come dovere, che deve essere interpretato anche nel senso di una presa di coscienza della propria responsabilità genitoriale, nell’ottica di una possibile modifica delle condizioni del regime determinato dal provvedimento giudiziale.
L’istituto dell’affidamento esclusivo rafforzato rappresenta un’arma molto potente da utilizzare a tutela del minore, ma rischia di essere interpretata come un mezzo offensivo da usare ora nei confronti di uno o dell’altro genitore.
Sarà compito del giudice – e dell’avvocato – quello di evitare gli eccessi sia da un lato che dall’altro: evitare che un genitore disinteressato possa “sbarazzarsi” agevolmente del proprio figlio e, parimenti, scongiurare l’ipotesi che l’altro genitore riesca ad elidere con facilità la controparte dalla gestione della prole.
L’unica via per fare ciò è non snaturare l’affidamento super esclusivo dalla funzione per la quale è sorto che deve, pertanto, essere confinato ad ipotesi residuali, e finalizzato alla funzionalità decisionale per gli interessi del minore e non all’esclusione di uno o dell’altro genitore dalla vita dello stesso.

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