News

Il diritto all’assegno separativo non può prescindere dalle offerte di lavoro concretamente ricevute dal coniuge richiedente

giugno 21, 2021 Separazione 0 Comment

20 giugno 2021 | separazione e divorzio | mantenimento del coniuge

Con un’interessante pronuncia, la n. 5932 del 4 marzo 2021, la Cassazione ha stabilito che non spetta alcun assegno di mantenimento alla moglie che ha rifiutato dei lavori ritenuti “umili”, in quanto non adeguati al titolo di studio conseguito e distanti dalle sue aspirazioni individuali.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Trieste aveva confermato la decisione del Tribunale di primo grado, ponendo in capo al marito l’obbligo di versare alla moglie un assegno separativo di 1.000 euro mensili, affermando che le attitudini lavorative della richiedente andavano parametrate al suo background culturale per non mortificare “…il profilo individuale dell’avente diritto … con possibili occupazioni inadeguate, non potendosi pretendere che una donna quarantottenne, laureata, che aveva goduto di un livello di vita invidiabile, poi sia condannata al banco di mescita o al badantato…”.

Avverso tale sentenza il marito ha proposto ricorso per Cassazione denunciando, tra l’altro, con il quarto e quinto motivo, la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 c.p.c. e 156, primo comma, c.c., poiché “…l’assegno di mantenimento nella separazione … non mira a mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma assicura solo un contributo al coniuge economicamente più debole che … si sia attivato per la ricerca di un lavoro…”.

Sul punto, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso per Cassazione proposto dal marito, ha rilevato che ai fini delle statuizioni afferenti all’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve “accertare l’effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale e ambientale; donde rileva, ad esempio, la possibilità di acquisire professionalità diverse ed ulteriori rispetto a quelle possedute in precedenza, o la circostanza che il coniuge abbia ricevuto, successivamente alla separazione, effettive offerte di lavoro, ovvero che comunque avrebbe potuto concretamente procurarsi una specifica occupazione”.

La Corte prosegue sottolineando che i giudici di merito si erano limitati ad affermare il diritto della moglie a non reperire un’attività lavorativa reputata inferiore, senza aver valutato gli impieghi effettivamente reperiti o proposti per poterne fondatamente affermare la reale inadeguatezza e inaccettabilità, così giungendo a confermare il diritto al mantenimento sulla base di rilievi astratti, quali la negazione della dignità al lavoro manuale o di assistenza alla persona.

La Suprema Corte, ritenuto fondato il ricorso, ha, pertanto, cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte d’Appello di Trieste, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

20 June 2021 | separation and divorce | spousal maintenance

With an interesting ruling, No. 5932 of March 4, 2021, the Supreme Court has ruled that no maintenance allowance is due to the wife who has refused to work considered “humble”, as not appropriate to the degree obtained and distant from her individual aspirations.

In the case in question, the Court of Appeal of Trieste had confirmed the decision of the Court of First Instance, requiring the husband to pay his wife a separative allowance of 1,000 euros per month, stating that the applicant’s working aptitude had to be measured against her cultural background in order not to mortify “…the individual profile of the person entitled to the allowance… with possible inadequate occupations, since it is not possible to expect a woman of forty-eight, a university graduate, who had enjoyed an enviable standard of living, to be condemned to the bar or to the caretaker…”.

Against this judgment the husband appealed to the Supreme Court, complaining, inter alia, with the fourth and fifth reason, the violation and misapplication of Articles. 115 c.p.c. and 156, first paragraph, c.c., since “… the maintenance allowance in the separation … is not intended to maintain the same standard of living enjoyed during the marriage, but only ensures a contribution to the economically weaker spouse who … has been activated for the search for a job … “.

On this point, the Supreme Court, upholding the appeal to the Supreme Court proposed by the husband, noted that for the purposes of rulings relating to the maintenance allowance, the judge must “ascertain the actual possibility of carrying out a paid employment, in view of each concrete individual and environmental factors; From where it is relevant, for example, the possibility of acquiring different professional skills and more than those previously possessed, or the circumstance that the spouse has received, after the separation, actual job offers, or that it could still effectively procure a specific occupation.

The Court goes on to point out that the judges of merit were limited to affirm the right of the wife not to find a job deemed inferior, without having assessed the jobs actually found or proposed to be able to justifiably affirm the real inadequacy and unacceptability, so coming to confirm the right to maintenance on the basis of abstract findings, such as the denial of dignity to manual labor or personal care.

The Supreme Court found the appeal to be well-founded, and therefore quashed the sentence, referring the case to the Court of Appeal of Trieste, in a different composition, also for the settlement of legal costs.

About admin

Leave a Comment

About Us

Studio Legale Avvocato Liana Doro
Via Trieste, 23 35121 Padova - Telefono: +39 340 9893796 – Fax: +39 049 8750274
www.avvocatolianadoro.it