Responsabilità genitoriale e tutela del minore: quando il giudice decide di intervenire!
Cass. Civile, Sez. I, Ordinanza n. 12289.
Con l’ordinanza n. 12289, la Cassazione, Prima Sezione Civile, ribadisce che il superiore interesse del minore deve essere sempre messo al primo posto, anche quando il suo perseguimento comporta l’adozione di provvedimenti, come la decadenza della responsabilità genitoriale, che sono senz’altro dolorosi per i genitori e che, ciononostante, non hanno alcun intento punitivo.
Il Tribunale Roma, in un procedimento nato in seguito alla segnalazione di una scuola circa i comportamenti aggressivi e oppositivi tenuti da una bambina dell’età 7 anni, dichiarava la decadenza della responsabilità genitoriale dei genitori e disponeva il collocamento della minore in una casa-famiglia, con divieto di contatti con la madre. Tale situazione si era creata a causa della condotta pregiudizievole della madre, affetta da personalità di tipo psicotico clinicamente accertata, che dunque non era in grado di prendersi cura della minore.
La donna a quel punto proponeva ricorso straordinario al Tribunale, ma tutte le sue doglianze venivano respinte. La Corte sottolineava, infatti, che il provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale non ha una funzione punitiva, ma anzi è volto a proteggere il benessere dei minori e costituisce, in ogni caso, extrema ratio: la sua adozione si ha solamente nei casi in cui altri provvedimenti astrattamente pronunciabili dal giudice non siano in concreto idonei ad assicurare al minore di crescere in un ambiente stabile e armonioso.
A fronte degli atteggiamenti della donna e del suo rifiuto a seguire le indicazioni terapeutiche, la bambina si era trovata a vivere in uno stato di grave disagio e di ansia: la decisione assunta dal Tribunale era, quindi, da considerarsi perfettamente idonea e necessaria a tutelare l’interesse superiore della minore, bisognosa di un contesto capace di rispondere ai suoi bisogni emotivi e di sviluppo.
Con questa decisione la Suprema Corte sancisce ancora una volta che la tutela dei diritti e del benessere dei minori corrisponde ad un interesse superiore che deve sempre essere messo al primo posto, anche quando il suo raggiungimento comporta l’adozione di decisioni difficili e dolorose per i genitori.
