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Corte d’ Appello di Torino conferma l’adottabilità della figlia dei “genitori-nonni”

marzo 23, 2017 Matrimonio 0 Comment

Secondo la Corte d’appello di Torino la valutazione in merito all’ adottabilità della minore deve considerare la situazione attuale prescindendo dalla decisione delle precedenti pronunce (nel caso di specie riferendosi alla minore di ormai quasi 7 anni e non più alla bambina di pochi giorni allontanata dai suoi genitori biologici).
Considerato, quindi, che tra la minore e i genitori biologici non vi è alcun legame, né frequentazione da molti anni e che tali legami non potrebbero essere ora avviati né è pensabile una rescissione della bambina dalla famiglia adottiva senza causare effetti traumatici nella stessa, la Corte territoriale ritiene infondato l’appello.
Gli appellanti sostenevano inoltre l’imputabilità allo Stato della mancata costruzione di un autentico rapporto filiale con la propria figlia biologica, allontanata «con atto arbitrario e crudele» quando aveva solo un mese e 18 giorni. La Corte d’appello conferma il giudizio espresso nei precedenti gradi di giudizio laddove era stata affermata la sussistenza dello stato di abbandono morale, dovuto all’«inemendabile inadeguatezza» dei genitori biologici, determinata da precise caratteristiche di personalità accertate con le CTU.
Quindi tenuto presente sempre il superiore interesse del minore, il diritto dello stesso a vivere nella propria famiglia di origine incontra un limite, nel momento in cui ciò comporti un’incidenza grave e irreversibile per il suo sviluppo psicofisico ( ex art. 8 l. n. 184/1983 ). Ricorrere alla dichiarazione dello stato di adottabilità deve essere considerato come una soluzione estrema che può essere esperita quando ogni altro rimedio risulta inadeguato, valutando le concrete capacità di acquisto o recupero della capacità genitoriale in tempi compatibili con le esigenze del minore.
La Corte d’appello quindi ha ritenuto sussistente, nel giudizio di merito, precisi e concordanti elementi di fatto che hanno portato alla dichiarazione di adottabilità. L’ingerenza dello Stato, nel caso di specie, risulta, giustificata e proporzionata rispetto allo scopo, «tenendo a mente l’interesse della minore non già ad avere una famiglia “migliore” ma a vedersi assicurata una crescita sana, adeguata assistenza e stabilità affettiva».
Deve, quindi, essere respinto l’appello dei genitori biologici e deve confermarsi la sentenza del Tribunale per i minorenni di Torino con riferimento alla dichiarazione di adottabilità della minore.

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